Stabia

Gli scavi archeologici di Stabia hanno restituito i resti dell'antica città di Stabiae, nell'area dell'odierna Castellammare di Stabia, presso la collina di Varano, oltre a un insieme di costruzioni che facevano parte del suo ager. 

La campagna di scavi iniziò nel 1749, durante il regno di Carlo di Borbone, ma per uno scavo ordinato e sistematico bisognerà attendere il 1950, anno a partire dal quale fu centrale l'opera del preside Libero D'Orsi.
Rispetto agli scavi di Pompei e di Ercolano, quelli di Stabiae sono di dimensioni più ridotte e offrono la possibilità di osservare un diverso aspetto dello stile di vita degli antichi romani: infatti, mentre le prime due località erano delle città, Stabiae, dopo un passato di borgo fortificato, era in epoca romana un luogo di villeggiatura, in cui furono costruite numerose ville residenziali finemente decorate e abbellite con suppellettili di inestimabile valore; non mancavano, tuttavia, ville rustiche.
Attualmente, solo una piccola parte dell'antica città è stata riportata alla luce: sono visitabili la Villa San Marco, Villa Arianna e il secondo complesso
Certa è l'esistenza di altre ville, come quella denominata del Pastore o di Anteros ed Heraclo, oggi, però, ancora parzialmente o completamente interrate, mentre altre ancora sono totalmente inesplorate: nella zona dell'Ager Stabiano (così veniva chiamato all’epoca dai romani il territorio che ricadeva sotto l'influenza di Stabiae e che comprendeva oltre alla cittadina stabiana anche i territori degli attuali comuni di Sant’Antonio Abate, Santa Maria la Carità, Gragnano, Casola di Napoli e Lettere), sono presenti una quarantina di costruzioni tra ville d'otium e ville rustiche.
Il sito di Stabiae ha registrato 30.776 visitatori nel 2008, guadagnandosi il terzo posto per numero di visite tra gli scavi vesuviani, dietro a Pompei ed Ercolano: resta questo comunque un dato basso rispetto alle enormi potenzialità del sito. Proprio per dare nuovo impulso all'archeologia stabiana sia il comune, sia diverse fondazioni, come la Restoring Ancient Stabiae (RAS), hanno proposto progetti per la realizzazione di un parco archeologicoe di un museo che possa raccogliere le opere, le suppellettili e quant'altro rinvenuto dagli scavi della collina di Varano: molti reperti si trovano inoltre sparsi in diversi musei del mondo; la maggior parte è custodita al Museo archeologico nazionale di Napoli. Una piccola parte di reperti, inoltre, è conservata a Castellammare di Stabia, nell'antiquarium stabiano, oggi chiuso al pubblico, che fu realizzato da Libero D'Orsi nei depositi di una scuola.

Obiettivo della RAS, con l'auspicata creazione del parco, è quello di moltiplicare il numero di visite turistiche, passando dalle attuali 30 000 annue a circa 150-250.000 nel corso dei prossimi anni.

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